“Ritrovare le buone notti, senza ansia e senza pillole”
Editoriale di Marco Cattaneo –Mente&Cervello-n.150 -giugno 2017

Nei miei ricordi di bambino sento distintamente la voce di mia nonna, nel suo inconfondibile mezzo dialetto della bassa veronese, che dice «devo prendere la pastiglia». Più avanti è toccato ai miei genitori, la «generazione Tavor». Non che soffrissero seriamente di insonnia, intendiamoci. Papà, anzi, cominciava a sbadigliare fin dalle prime battute di ogni episodio del suo amato tenente Colombo. E mezz’ora dopo, alla faccia della suspence che aveva raggiunto il culmine, se ne andava a letto. Ma prima si prendeva un sonnifero, per quanto blando. Più per abitudine che per necessità.

Ora toccherebbe a me, dunque. Anche perché i ritmi frenetici dei giorni nostri lasciano pochi margini al riposo. Eppure più ce lo facciamo mancare più ne abbiamo un disperato bisogno. Sebbene non sia ancora chiara la funzione primaria del sonno, sappiamo che accomuna gli animali dalla Drosophila all’uomo, e negli ultimi decenni la scienza ha scoperto che molti aspetti della nostra fisiologia ne traggono enormi benefici: dall’apprendimento al consolidamento della memoria, e questo si sapeva, fino al funzionamento ottimale del sistema immunitario e all’equilibrio ormonale dell’organismo.

Chi dorme poco, addirittura, avrebbe una maggiore predisposizione all’obesità. Le scoperte più recenti (omissis) indicano che il sonno favorisce l’eliminazione delle «scorie» dal cervello, compresa la famosa proteina beta-amiloide che forma le placche tipiche della malattia di Alzheimer.

L’insonnia, insomma, è una compagna di viaggio pericolosa, che colpisce sempre più persone.
Ma anche quando si parla di insonnia sarebbe opportuno distinguere. Perché può essere una fase temporanea, dovuta a turbamenti, ansie, e allora potrebbe sparire da sé una volta che i problemi personali si sono risolti. Oppure può diventare una condizione cronica, alla quale ci si adegua senza più rendersi conto che si stanno sottraendo ore preziose alla propria salute.

Prima di fare ricorso ai farmaci a tempo indeterminato, però, con la spiacevole conseguenza che prima o poi anche quelli non serviranno più a farci prendere sonno, si possono adottare accorgimenti semplici e utili per tornare a dormire… (omissis).
Per esempio cercare di coricarsi più o meno sempre alla stessa ora, anche durante il weekend, quando più facilmente si tende ad alterare il ciclo sonno-veglia, e non lasciare luci accese, perché il buio favorisce un sonno tranquillo.

E infine, piaga dei tempi, disattivare le notifiche di WhatsApp, Messenger e tutte le altre diavolerie che possono svegliarci nel cuore della notte. Anzi, spegnetelo proprio, il cellulare. E buonanotte.

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